14 aprile 2017 – Venerdì Santo Passione del Signore


Letture del giorno
(Is 52,13- 53,12 / Sal 30 / Eb 4,14-16; 5,7-9 / Gv 18,1- 19,42)

“Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima”. (Isaia 53,2-3)

Ecco l’uomo che fra poco sarà svelato davanti a voi, ecco l’uomo che siete venuti a contemplare. Ecco l’uomo che venne crocifisso 2000 anni fa. Ecco l’uomo, che le folle di Gerusalemme sono venute a deridere e a disprezzare. 
E anche noi oggi siamo chiamati a essere ai piedi della croce, e come allora quell’uomo ci dice e ci chiede: “Chi cercate?”
E ciascuno nel suo cuore sa perché sta qui, oggi, ciascuno di noi nella sua coscienza ha una risposta a questa domanda.
Per molti sarà la stessa che abbiamo sentito nella lettura: “Gesù il Nazareno”.
Guardate bene che non sono i buoni del Vangelo che cercano Gesù, sono Giuda e i suoi amici, il sommo sacerdote, il Sinedrio, i farisei, cioè i religiosi, i bravi, i puri. Quanti di noi, e forse noi stessi siamo parte di questo gruppo.
Gesù risponde: “Sono io”. E la risposta ci riporta al dialogo sull’Oreb tra Mosè e Dio: “Io sono colui che sono”.
Significa Colui che diviene, che è, che giunge, che è presente.
Significa l’esistenza, ed è questo che fa cedere i suoi avversari. Ed è questo che oggi ci attira a lui.
Quell’uomo innocente che soffre è Dio.
E’ l’esistenza, ed è quello che manca alla nostra società dell’apparenza.
Oggi contempliamo un uomo sfigurato, reietto dagli uomini, disprezzato, quando fuori la nostra esistenza è legata all’apparenza e all’apparire. Siamo tutti degli schizofrenici, dei seguaci del dio romano Ianus, dal doppio volto.

Oggi invece siamo qui, in ginocchio, sotto la croce.
Ma ieri e domani siamo stati e saremo nelle nostre fragilità, nell’angoscia della nostra esteriorità, in quello che si pensa di noi, in quello che faremo per esistere, perché la nostra esistenza non è dovuta all’amore di Dio. Perché la nostra dignità non è legata a quello che siamo, ma la mia esistenza è legata all’opinione che gli altri hanno di me.
Allora Dio, in questo caso, diventa un dipinto, anzi Dio mi mette in difficoltà, e l’uomo, come vedete, torna sempre al peccato originale: prendere il posto di Dio.
Gesù infastidisce la folla, infastidisce l’uomo semplicemente perché guardare a Lui è guardare a uno specchio: più lo guardo e più scopro la mia miseria, la mia piccolezza, le mie chiusure, le mie brutture. Più vedo il Santo, più mi sento peccatore.

Ma solo in Lui sono vero.
Eccola la Verità, è lui la risposta alla domanda di Pilato, la Verità è una persona, che ciascuno di noi è chiamato a incontrare. Lui stesso lo dichiara: “Io sono la via, la verità e la vita”.
Ma Gesù non è solo su questa croce di legno, in un altro brano ci dice: “Quello che avete fatto al più piccolo, l’avete fatto a me”.
Quante sono le persone che non abbiamo voluto guardare, quante sofferenze, quanti dolori abbiamo deciso di ignorare? Quanti sono gli uomini e le donne davanti ai quali ci siamo coperti la faccia, abbiamo disprezzato, e per cui non avevamo alcuna stima?
Questa mattina con alcuni ragazzi siamo stati in un reparto di oncologia al San Giovanni, e a ogni malato abbiamo dato la croce da abbracciare, anche quando erano inchiodati al letto.
Ascoltate bene questa espressione: il letto diventa la croce dove viene inchiodata la persona.
Alla fine della Via Crucis abbiamo ringraziato nel nostro cuore queste persone, perché malgrado la loro croce portano dentro il cuore la speranza. Perché senza speranza non si può vivere.
Loro rendono concreto il messaggio che il Signore ci lascia con la sua passione, con la sua morte e resurrezione. Ed è per questo che la croce, terribile strumento di tortura e di morte, diventa il segno per eccellenza dell’amore, e quindi della vita.

Per questo motivo il cristiano non ha paura della croce per questo motivo è diventata il segno di riconoscimento del cristiano, per questo motivo, fra poco, faremo un gesto di adorazione alla croce.
Il crocefisso diventa modello dell’umanità che dona se stesso per l’altro.
Ecco l’uomo, non solo l’uomo ideale, l’uomo perfetto, ma l’uomo come dovrebbe essere, che sorpassa le sue forze, perché, come dice Giovanni: “Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”.
Da qui anche nasce la Chiesa, la sua missionarietà, l’evangelizzazione, da qui nasce la nostra comunità, in questo quartiere. Durante il suo interrogatorio con Pilato Gesù dice: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla Verità”.
Gesù è il nostro faro, Gesù è la nostra luce, la luce del mondo.

Amen

Omelia del 14 aprile 2017 in formato pdf

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