28 settembre 2017 Santa Messa in occasione della festa patronale, con arrivo delle Reliquie di San Bonaventura

Erode, lo sappiamo, aveva una relazione con la moglie del fratello. E quindi Giovanni gli dirà che le cose non vanno bene. E Giovanni verrà decapitato, perché il Santo disturba.

Abbiamo la fortuna, oggi, di poter iniziare il nostro triduo per celebrare San Bonaventura, il patrono della nostra Parrocchia.

Noi facciamo festa, ma guardiamo bene e cerchiamo di capire perché il Santo disturba? Il Santo disturba, sissignore!

Disturba perché diventa per noi uno specchio in cui ci rendiamo conto dei nostri difetti.

Perché Gesù è stato crocifisso? Non era il migliore degli uomini? Non era senza peccato? Gli uomini lo condannano, disturbava.

Il Santo disturba perché è come uno specchio per noi, e guardando a lui ci rendiamo conto dei nostri difetti.

E l’uomo fa fatica ad accettare i suoi difetti.

Perché la radice del nostro peccato, lo sappiamo tutti, è l’orgoglio. E allora mi disturba. Mi disturba.

Ma noi seguiamo il Santo per eccellenza, noi vogliamo seguire Gesù Cristo. Quante volte però la sua parola e i suoi esempi non li seguiamo? Quando le cose disturbano un po’ troppo la nostra vita, ci scivolano addosso. Quando la parola di Dio va troppo in fondo, mi scivola. Se guardiamo bene dentro, è così, molto spesso.

Io lo dico e lo ripeto spesso: non è la nostra pratica che sarà per noi la chiave del Paradiso, perché questa dovrebbe essere solo la conseguenza di un cammino più profondo. Posso dire diecimila rosari, ma se uscendo dalla cappella vedo una persona e le sputo addosso (con le parole, perché noi siamo bravi con le parole), o se devo fare un servizio in chiesa e “con questa non parlo”, “con questo non posso fare”, eccetera, che senso ha la mia preghiera, il mio sevizio, il mio essere nella Chiesa?

Ora questo voi direte: “Il parroco lo dice e lo ripete.” Lo dico e lo ripeto perché è sempre così. Perché purtroppo, settimana dopo settimana nella nostra comunità, continuano i veleni, le cose varie, il non potersi vedere a vicenda, il dire cattiverie uno dell’altro.

Allora vedete come l’insegnamento dei Santi ci scivola addosso?

Siamo bravi a mettere la monetina per accendere un cero, questo è facile, molto più difficile è cercare di applicare l’insegnamento del Santo.

Il nostro Santo ci ha insegnato come la mente può arrivare fino a Dio, ha fatto tutto un cammino. Mi piacerebbe in questi anni, a poco a poco, fare una catechesi in cui riscoprire l’insegnamento di San Bonaventura, perché è poco conosciuto, alla fine. Si parla sempre di San Tommaso, ma studiavano insieme. San Bonaventura è visto come il secondo fondatore dell’ordine francescano, un grande dottore.

Ma non serve tanto qui (il parroco si tocca la testa) quanto qua (si tocca il petto al livello del cuore).

Dobbiamo farci prendere totalmente e volerlo seguire, Cristo.

Allora chiediamo questa sera, visto che ci ha invitati davanti a sé, chiediamo di aiutarci a camminare verso Dio, visto che lui ha studiato e scritto proprio per darci una scala per arrivare al cielo. Chiediamo a lui di darci una mano, perché non è facile. Il cristianesimo è una via in salita. E se ci fermiamo, scivoliamo verso il basso. Chiediamo al Signore veramente, attraverso l’intercessione di San Bonaventura, di darci la forza di poterlo seguire.

Amen.

 

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